DALLA CADUTA DELL’IMPERO ROMANO D’OCCIDENTE ALLE MAESTRANZE DELL’ALTO MEDIOEVO
Le origine dell’Arte Medioevale
Giovanni Antonio Bassoli
Poichè nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma, non è possibile cancellare in una manciata d’anni la memoria di secoli di precisa suddivisione di campi agricoli e militari, città, insulae, strade, acquedotti, politica, complesso sacerdozio teurgico e corporazioni di mestiere in virtù dei quali l’Impero Romano d’Occidente lascia un’impronta indelebile nella storia dell’umanità.
Andando indietro nei sogni, possiamo ricordare di come mutò tutto il mondo allora conosciuto. Ciò che pareva inalterabile, e per molti secoli lo è stato, si è trasformato in un tempo relativamente breve, come mai gli abitanti temporali dell’epoca avrebbero creduto possibile.
Anche voi ricordate? La data che sancisce la caduta dell’Impero Romano d’occidente è il 476 d.C., ma la complessa trasformazione sociale e culturale di tutta l’Europa avviene seguendo il dipanarsi di eventi forse unici nella cultura occidentale.
Nuotando a ritroso nei secoli e con una certa fatica riassuntiva, proviamo a rivivere gli avvenimenti salienti relativi al primo Medioevo collegandoli ai seguenti momenti storici:
Dal 476 d.C. al 568 d.C. circa l’invasione longobarda divide l’Italia politicamente ma anche stilisticamente. I Longobardi, che derivano da una casta militare di origine germanica rigidamente separata inizialmente dalla schiatta latina, ci lasciano una testimonianza artistica sorprendente. Tra gli esempi più interessanti citiamo il Tempietto longobardo di Cividale del Friuli e la vasta tradizione di oreficeria assai caratterizzante della popolazione longobarda quale il tesoro della Regina Teodolinda conservato nel Duomo di Monza.
Dall’ VIII secolo in poi, sulla penisola, ai Longobardi succedono i Franchi che danno vita al periodo detto Carolingio, dal celeberrimo imperatore del Sacro Romano Impero, Carlo Magno il quale recupera l’impianto dell’impero nella vasta area dell’Europa centrale adottando un poetica artistica nuova che mantiene tuttavia salda la connessione con l’idea imperiale romana, innestandola agli elementi nati in seno alla mescolanza delle popolazioni barbariche che si susseguono nella penisola ed in Europa.
In questo succedersi di eventi, non va dimenticata, inoltre, la tradizione ancora fortemente radicata all’arte bizantina figlia dell’Impero Romano d’Oriente, di cui possiamo ammirare le testimonianze fondamentali soprattutto a Ravenna, Venezia ed in Sicilia. Le cupole dorate, i mosaici, il Cristus Pantocràtor, la ieraticità dei santi e delle figure sacre alla cristianità di matrice mediterranea hanno ispirato artisti per tutti i secoli a venire, non ultima la tradizione del ‘900 italiano ed il pittore austriaco Gustav Klimt il quale iniziò ad usare il fondo oro proprio dopo un viaggio a Ravenna.
Il seme assai complesso dell’arte medioevale va ricercato dunque nel connubio unico nato dalla sovrapposizione di elementi bizantini, longobardi e franchi. I cosiddetti barbari erano già da tempo insediati all’interno della struttura sociale e, da un certo punto di vista, possiamo parlare di un’operazione di fusione più che di taglio netto.
Dal V secolo d.C. per una durata approssimativamente di 1000 anni, in un contesto culturale e stilistico estremamente vasto e vario, nasce il Medioevo che si può così considerare la cerniera tra l’arte classica e l’evo moderno di cui si sentirà il vagito nell’Umanesimo, manifestazione primeva del Rinascimento agli albori del XV secolo.
Se nella concezione dell’arte romana risultava fondamentale l’ideologia imperiale di unità e di supremazia della capitale sulla periferia, la diluizione ed il decentramento dei poteri politici del periodo in esame portarono ad un’espressione del senso trascendente del divino in un’arte che deve rendere visibile e finito ciò che è invisibile e infinito.
Ed è proprio il Medioevo, inoltre, che vive a livello urbanistico, l’evoluzione dello spazio antropico (= spazio che l’umano trasforma per il proprio insediamento) tra le più complesse ed affascinanti della storia ad ora conosciuta: la città fortificata romana, il castrum, si riempie e la fortificazione difesa da mura diventa rifugio sicuro da un mondo dove le regole base della civiltà definite in maniera precisa e militare dall’Impero romano, mutano velocemente ed in pochi anni.
I bastioni delle città si irrobustiscono in fortilizi, castelli, roccaforti entro i quali difendersi dalle possibili scorrerie agresti di popolazioni le cui intenzioni rimangono spesso il saccheggio, condizione che permane all’ombra di governi sovente malfermi ed instabili.
La casa del Signore (= domus/Duomo) diventa allora il rifugio sicuro all’interno della quale la popolazione si abbevera alla mistica fontana della fede e dell’elevazione, aspetto della filosofia di vita medioevale contemporaneamente impegnata nella trascendenza e nella necessità di sopravvivenza.
Le maestranze di costruttori, di cui parleremo ampiamente nei prossimi articoli, i Magistri Cumacini, i Maestri Campionesi, i Compagnons francesi, gli Antelami, i Cosmati nell’area laziale sono allora i nuovi monaci laici, i Framassoni (= Fratelli muratori) che, in possesso della capacità più importante in epoche difficili cioè la costruzione, diffondono i canoni dello stile che verrà ripreso dall’arte sacra borgognona e normanna, riesportato poi in Puglia.
I Magistri Cumacini, testimoniati fin dall’editto di Rotari del 22 Novembre del 643 d.C. si possono considerare gli eredi delle antiche corporazioni di età romana consacrate al dio Giano, patrono dei costruttori di templi. Essi recuperavano gli elementi preesistenti quali le colonne, i poderosi conci degli edifici pubblici imperiali, le gradinate dei palazzi, le formidabili arcate dell’ingegneria romana e li ri-componevano nella nuova forma di architettura dell’Alto medioevo. Una leggenda narra che i costruttori membri delle corporazioni medioevali che si muovevano in Europa, vestivano gli indumenti adatti sia al cantiere sia al viaggio, portando con sé la bisaccia contenente gli strumenti dell’opera. Questo modo di abbigliarsi, legato all’operatività di mestiere, era considerato come il saio o la tonaca tanto era ritenuto sacro il lavoro del costruttore. Ad oggi, forse, possiamo ancora considerare queste maestranze i veri eredi della tradizione antica che traghetta l’arte di costruire il tempio e la casa nel perdurare del Medioevo? Scopriamolo insieme nel prossimo articolo.
BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA
BIBLIOGRAFIA
Dispense da lezioni del Prof. Raffaele De Grada presso l’Accademia di Belle Arti Aldo Galli Como A.A. 1989/1993
Andrè Chastel “Storia dell’arte italiana” Laterza 1983
Vittorio Sgarbi “Storia Universale dell’Arte” Milano 1988
Renzo Dionigi “I segni dei lapicidi” Vigevano 1996
E. Arosio, E. Benfante, L. Carioni, O. Gandola, G. Guzzetti, A. Maggiolini, P. Papavassiliou, P. Tosi
“I Magistri Comacini nella storia e per lo sviluppo del Lago di Como e della Valle d’Intelvi”
Sheiwiller editore ; Milano 2006
SITOGRAFIA
Enciclopedia Treccani on line https://www.treccani.it/enciclopedia/
Letteratura artistica http://letteraturaartistica.blogspot.com/

